Il simbolico passaggio di data è per molti l’occasione per fare bilanci. Progettuali, economici, relazionali, emotivi. E rilanciare i buoni proposti rimasti inevasi. Oggi probabilmente con una ragione in più per farlo. Una ragione che ha trasformato la realtà, in modo inaspettato. Che ha esasperato emozioni, ragione e sentimenti, paure e speranze, esigenze e bisogni. Non solo per il futuro che non è più quello di una volta. Ma soprattutto nel modo di vedere il presente. Anche questo molto lontano da quello che era sempre stato. Come possiamo fare dunque ordine nel nostro presente per progettare al meglio il nostro futuro?

Ricordarsi della consapevolezza

Da un punto di vista psicologico, fare un bilancio significa prendere consapevolezza. Fermarsi a riflettere su di sé. Comprendere come abbiamo reagito ad eventi e cambiamenti. Cosa è riuscito e cosa è mancato al raggiungimento dei nostri obiettivi. Significa prendere atto di cosa siamo disposti a rinunciare per stare meglio. Oggi più che mai. Oggi, nonostante noi.
 Per fare questo è indispensabile ricordare. Ma per procedere, qui bisogna fermarsi.

Fermati, davvero. E fai questo rapido esercizio mentale. Guarda dentro la tua mente, come fosse un luogo. Uno spazio in cui puoi entrare. Una stanza da esplorare. Sei entrato? Ora arriva là dove c’è quell’archivio chiamato memoria. Come è questo archivio? A cosa assomiglia? Un raccoglitore? Una biblioteca? Un magazzino? Una soffitta? Una valigia? Oppure assomiglia a un elaboratore elettronico? Una plancia di comando? Un impianto industriale? Una caverna? Una foresta? O cos’altro?

Mi son ricordato di questo esercizio, suggerito da Annamaria Testa qualche tempo fa. Un’idea di memoria non in termini astratti. Ma come percezione consistente. Un’analogia visiva. Un luogo da vivere.

Uno degli strumenti che abbiamo per poter elaborare una difficoltà è recuperare nella nostra memoria dei ricordi positivi che caratterizzano la nostra vita e le nostre esperienze. Rievocarli contribuisce, in un certo modo, a riviverli e di conseguenza a librare quelle sensazioni positive che hanno caratterizzato il tempo in cui tali esperienze si erano realizzate.

Ricordarsi della progettualità

La memoria è un sistema complesso. Anzi, ci sono le memorie. Memorie a breve termine: leggo queste righe e mi ricordo il titolo il tempo di digitarlo su un messaggio per suggerirlo ad un amico. Memorie a lungo termine: recito una poesia imparata da bambino. Memorie procedurali: avvio in sequenza le funzioni per aprire un documento sul computer. Memorie autobiografiche: i ricordi della mia vita. Memorie sensoriali: un odore che mi riporta a una relazione, a un luogo o a un’emozione. Memorie semantiche: comprendo parole, enunciati, idiomi. E poi ci sono memorie che lavorano con la creatività. Memorie che facilitano l’inventiva. Memorie che evolvono e cambiano. E false memorie.

La memoria è il ricordo di un passato che sta davanti a noi, non dietro di noi. Una storia che si può ripercorrere e che può rigenerare.

Il potere della memoria, in tal senso, può essere terapeutico. Ma soprattutto ci permette di progettare il futuro. Ecco l’importanza della memoria presente nel monito ebraico «Ricorda!». Il ricordo è bagaglio, è coscienza di ciò da cui proveniamo, ma anche patrimonio per affrontare il presente e progettare il futuro. Un futuro che oggi non è più quello di una volta.

Ricordarsi dell’adattamento

Se è vero, com’è vero, che dopo una malattia tendiamo a dimenticarci del dolore provato per poter sopravvivere al meglio al presente rinnovato in cui ci troviamo, nella nuova quotidianità è importante costruire una memoria futura. Una memoria che non svanisca con l’uscita da questa condizione in cui siamo stati messi, nonostante noi, di fronte a nuove gerarchie di valori, a dubbi sulle norme consolidate, a un ridimensionamento continuo di certezze personali, economiche e sociali.

La memoria che dobbiamo costruire deve partire dalla riorganizzazione di vecchi paradigmi comportamentali. Deve esser capace di costruire – ora, ma ancora di più dopo – nuovi paradigmi di vita, di comportamento, di comunità, locale quando globale. Personale quanto sociale.

Come fa il nostro sistema immunitario, così dobbiamo costruire la memoria di quanto minaccia il nostro benessere e la nostra sopravvivenza.

Non solo per poter far fronte ai nuovi e certamente differenti rischi che ancora arriveranno dall’esterno. Ma per poter e saper modificare dall’interno comportamenti, emozioni, valori e regole che ci garantiscono di essere più idonei al mondo che ci aspetta.

Ricordarsi di prendere appunti

Ci sono delle cose che è bene appuntarsi. Così domani, passato il presente, il tempo non annullerà questa memoria. 
Apriamo il taccuino e annotiamo.
 La differenza tra rispetto delle regole e l’abnegazione per chi le impone autoritariamente e senza un pensiero critico e ponderato. La valorizzazione della competenza e non la sua delegittimazione. L’importanza della fiducia: nella scienza, nell’autorevolezza, nelle relazioni affettive, nel tempo per noi, in noi e nell’Altro. Il senso di comunità come contenimento e ridimensionamento dell’egoismo. L’importanza di una comunicazione efficace, contro l’infodemia, l’informazione approssimativa e il sensazionalismo sottomesse al consenso oltre ogni buon senso.

Annotiamoci dell’importanza del silenzio riflessivo che argina lo sproloquio. L’importanza della parola usata come rassicurazione e strumento di relazione. L’importanza di una solidità emotiva, di un allenamento continuo all’educazione psicoemotiva. La centralità dell’inclusione e i rischi dell’esclusione. Il rispetto per l’ambiente e non la sua sopraffazione, causa di quello che stiamo vivendo, dal Covid-19 al riscaldamento globale.

Annotiamo tutto in modo ben in chiaro. Soprattutto quello che qui ho dimenticato e che appartiene a ciascuna delle nostre esperienze. Così possiamo facilitare il monito del «Ricorda!». E permetterci di poter fare ordine nel nostro presente per progettare al meglio il futuro.

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