Nella quotidiana lotta contro Caos ognuno di noi sublima l’arte del controllo illusorio dell’indaffarato Cronos. Il tempo che divora tutte le cose che egli stesso ha creato. Tempo contaminato, spesso rassegnato al ritmo della propria vita e a quello del proprio lavoro. Inerme e sconfitto. Come se l’orologio fosse regolato da qualcun altro.

Come si può uscire dagli ingranaggi cronometrici che fin dal linguaggio del nostro tempo – «non ho tempo… appena ho un attimo… recuperando il ritardo… devo finire in tempo…» – tengono il giogo delle azioni possibili?

Il mito di Caos e Crono

In principio era il Regno di Caos. Un disordine universale della materia. Una forma informe, indefinita e indefinibile. Un brodo indescrivibile che racchiudeva cielo, mare e terra. Ma non durò molto.
Da Caos nacquero le tenebre (Erebo), la Notte buia e misteriosa che portava agli uomini buoni consigli e donava il riposo, le tre sorelle fatali (Mòire), la Discordia, la Vecchiaia. E il Destino (o Fato), una divinità generatrice di scenari favorevoli quanto ostili. Potentissima e inesorabile, a cui tutte le divinità erano sottomesse. L’ordine del Fato era inevitabile e nulla e nessuno poteva cambiare le sue disposizioni.

Solo più tardi nacquero divinità più clementi: la Concordia, l’Eros, il Giorno. E finalmente nacque Gea, la Terra, madre e principio di vita. Genitrice degli uomini e della stirpe divina. Fu così che dal Caos nacque l’ordine. Gea generò Urano, il Cielo, con cui si unì e che feconderà la Terra con una pioggia prolifica. Dall’unione di Urano con Gea nacquero i dodici Titani, tra cui Crono (per i latini Saturno), i tre Ecatonchiri (o Centimani) e i tre Ciclopi.

Il regno di Urano

Gea e Urano governavano l’Universo. Urano viveva però nel disgusto provocatogli dall’aspetto mostruoso dei suoi figli. Era ossessionato dall’idea che potessero privarlo un giorno del dominio dell’Universo. Per tale ragione li fece sprofondare al centro della Terra.

Gea decise di reagire. All’insaputa di Urano, costruì una falce con del ferro estratto dalle sue proprie viscere. Il più giovane dei suoi figli, il titano Crono, osò seguire il consiglio della madre. E, armato, si nascose nella Terra e attese l’arrivo del padre. Era infatti abitudine di Urano discendere la notte dal cielo per abbracciare la sua sposa nell’oscurità. Non appena Urano si stese sopra Gea, Crono comparve e con una mano immobilizzò il padre mentre con l’altra lo evirava con il falcetto.

Il sangue che sgorgava copioso dalla ferita fecondò Gea, dalla quale nacquero le Erinni (divinità infernali), le Meliadi (ninfe dei Frassini e protettrici delle greggi) e i Giganti (creature gigantesche dalla forza spaventosa, simbolo della forza bruta e della violenza sconvolgente della natura quali i terremoti e gli uragani). Dalla spuma delle onde creata dai genitali di Urano che cadevano nel mare, si generò Afrodite, la dea dell’amore. Urano ferito, riuscì a scappare lontano e da allora mai più si avvicinò alla Terra, sua sposa. Crono riuscì a impossessarsi del trono e a regnare sul Creato, dando inizio al Regno di Crono.

Il regno di Crono

Crono scelse come sposa Rea (Cibele), sua sorella, chiamata Madre degli dèi o la Grande Madre. Con Rea, Crono ebbe numerosi figli tra cui Poseidone, Ade, Zeus. Sotto il regno di Crono la terra conobbe l’Età dell’oro. Ma la sua tranquillità fu minata da un triste vaticinio: gli fu infatti predetto che il suo regno avrebbe avuto fine per mano di uno dei suoi figli. Terrorizzato, per tentare di ingannare il destino e non potendo ucciderli in quanto divinità immortali iniziò a divorare la sua stirpe non appena alla luce, tenendola così prigioniera nelle sue viscere.

Crono – più tardi assimilato con Chronos, il Tempo – fu il mito che spiegava i cicli dell’anno agricolo e gli aspetti connessi alla fecondità e alla successione del regno, finendo solo in un secondo momento ad assumere il nuovo significato del tempo che divora tutte le cose che egli stesso ha creato. Il suo culto ebbe per centro Olimpia: le feste in suo onore, le Cronie, si celebravano in Atene d’estate.

Secondo la mitopsicologia, Crono è l’archetipo dell’istanza maschile che chiede senza donare, che domanda costantemente senza offrire nulla di sé, un predatore in ricerca perenne.

Rea, disperata, subito dopo la nascita del suo ultimogenito Zeus che partorì a Creta dove si era rifugiata, si recò da Crono. Anziché presentargli il figlio, gli consegnò una pietra avvolta nelle fasce. Crono la ingoiò, senza sospettare nulla.
Nel frattempo il piccolo Zeus era stato portato in una caverna del monte Ida (nell’isola di Creta) e affidato alle cure delle ninfe Melissa (Ida) e Adrastea. E allattato dalla capra della ninfa Amaltea. Una capra che era l’orgoglio del suo popolo per le superbe corna ricurve all’indietro e per le mammelle ricche di latte, degne di allattare il grande Zeus.

Un giorno la capra si spezzò un corno urtando contro un albero perdendo metà della sua bellezza. Il corno fu raccolto da Amaltea che lo ricolmò di frutta ed erbe e lo donò a Zeus, il quale lo benedì (la cornucopia). Anche l’ape Panacride nutriva Zeus dandogli il miele e un’aquila gli portava ogni giorno il nettare dell’immortalità. I suoi pianti erano coperti dai Cureti che battevano il ferro per impedire ad alcuno di sentire i suoi vagiti.

La guerra dei Titani e l’esilio del tempo

Zeus, quando fu grande a sufficienza, salì in cielo. E con l’inganno fece bere a Crono una speciale bevande emetica preparata da Metis. Questa gli fece vomitare i figli che aveva divorato in precedenza. E insieme agli stessi dichiarò guerra al padre. Ebbe così inizio una lunga guerra che durò dieci anni e che vide da una parte Crono, al cui fianco si schierarono i Titani, e dall’altra Zeus, al cui fianco c’erano tutti i suoi fratelli.

La terra era devastata dai Titani. Con la loro forza cambiavano i contorni del mondo, distruggendo montagne scagliandole nell’Olimpo, il monte più alto della Grecia, dove Zeus e i suoi fratelli avevano stabilito il proprio regno. La guerra durò dieci anni e sarebbe andata avanti ancora per parecchio tempo se Gea non fosse intervenuta per consigliare a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere un’alleanza con loro. I Ciclopi, per ripagare Zeus di avergli reso la libertà, fabbricarono per lui le armi che sarebbero entrate nella leggenda e con le quali avrebbe retto il suo regno dalla cima dell’Olimpo: le folgori.

Zeus liberò anche gli Ecatonchiri, che con le loro cento braccia iniziarono a scagliare una quantità infinita di massi contro gli alleati di Crono. Questi, assieme alle folgori scagliate da Zeus, decretarono la vittoria finale. Terminava così il regno di Crono, secondo sovrano della divina famiglia.E aveva inizio quella di Zeus, terzo sovrano e suo figlio.

Sulla sorte che Zeus fece fare al padre Crono ci sono diverse ipotesi. Secondo alcune versioni di interpretazioni orfiche, Crono divenne il sovrano di un mondo fantastico al di là della terra abitate: le isole dei Beati, ai confini del mondo. Secondi altri, fu condotto a Tule e sprofondato in un magico sonno. Secondo altri ancora, fu incatenato nelle più profonde viscere della terra.

Cosa c’è al di là del regno di Crono?

«Che cos’è insomma il tempo?
Lo so finché nessuno me lo chiede.
Non lo so più, se volessi spiegarlo a chi me lo chiede»
(Sant’Agostino, Confessioni, 11, 15, 18)

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