Caorle, Venezia (ph Sossima Silva Ramirez, 2013)

Intervista con Giulia Wonka tenuta presso l’Università IULM il 13 maggio 2018.

GW La tecnologia di oggi influenza tutto, compresa la democrazia. Questo ci porta a porci alcune domande: è la tecnologia positiva o negativa per la democrazia?

MB Una delle caratteristiche della nostra epoca storica e sociale è l’esaltazione della tecnica. O meglio della téchne, in cui rientra la tecnologia. La tecnica è diventata la matrice dell’esistenza dell’uomo. Di più – come ben ne ha argomentato il filosofo Emanuele Severnio – nella tecnica ritroviamo oggi quella forma pervasiva della prassi e del pensiero dell’Occidente il cui destino è quello di espandere il proprio potere in modo illimitato attraverso il capovolgimento del rapporto tra mezzi e fini all’interno delle ideologie dominanti. E quindi il capitalismo (come ho scritto nel mio recente La terza faccia della moneta), le grandi religioni monoteiste (cristianesimo e islam, in particolare) e, anche, la democrazia. Dal momento che la tecnica da strumento diventa scopo (per altro con un parallellismo evidente con il destino della moneta, o meglio del denaro, acme della capacità tecnica dell’uomo: denaro e téchne sono gli ultimi Déi prodotti dall’uomo), all’interno delle dinamiche democratiche questa diviene potenzialmente negativa per la sua capacità di generare non benessere e fiducia nel futuro bensì angosica e terrore. Un’angoscia che aumenta man mano che si accresce nell’uomo la consapevolezza che ogni conquista e ogni possesso è incerto, effabile e costantemente sotto la minaccia dell’annientamento (anche in senso nichilistico). Il futuro, come scrisse Paul Valery, non è più qeullo di una volta. Ma se fossimo capaci di scorgere all’orizzonte il passato dal quale proveniamo e le origini umane della tecnica stessa il cambiamento sarebbe facilitato. Non quel quel cambiamento nel quale tutti sono convinti d’esser immersi solo perché «l’innovazione» è per forza una cosa nuova e si muove in avanti (La terza faccia della moneta: p. 262 e ss.). E la tecnologia (o meglio, il mercato della tecnologia) fa di tutto per rendere più rapidi e meno “consapevoli” tale “movimento inaulttabile” in avanti. Considerare il passato che sta davanti per comprendere profeticamente il futuro che ci sta dietro: ecco l’importanza della memoria come volta positiva (in senso comportamentale ed etico) della democrazia del futuro. «Ricorda!». Il ricordo è bagaglio, è coscienza di ciò da cui proveniamo, ma anche patrimonio per affrontare il presente e progettare il futuro. E ogni progetto presuppone conoscenza e decisioni. Di più: le decisioni rappresentano l’Uomo, un uomo che, come diceva Aubenque, non è né abbastanza saggio né abbastanza ignorante, in un mondo che non è né completamente razionale né completamente assurdo. Ma di certo liberamente obbligato (La terza faccia della moneta: p. 66 e ss.).

 

GW Ormai è internet che struttura la società: le nuove tecnologie hanno cambiato il modo in cui ci esprimiamo, in cui ci informiamo, i documenti sono diventati molto più accessibili, accorciando la distanza tra la classe dirigente e le persone comuni. Credi che questo possa facilitare la collaborazione e soprattutto la partecipazione sociale e politica?

 

MB Rispondo con una domanda a me molto cara. Come si fa ad essere socialmente responsaibli nella nostra condivisione del sapere on line oggi? Una risposta la propongo sempre nel mio ultimo libro. Ovvero: ieri si commerciavano beni e servizi. Oggi si mercanteggiano informazioni. Il contenuto di conoscenza degli oggetti e dei prodotti di consumo ha oggi un valore maggiore dell’oggetto materiale e del prodotto stesso. È un capitalismo cognitivo che, dopo quello mercantile e il successivo industriale, sta riportando al centro un’economia fondata sulle informazioni socialmente condivise, come aveva anticipato secoli fa Karl Marx. In tale tecno-economia il ruolo dell’uomo è quello di controllare le macchine che producono. Ovvero: il valore dell’organizzazione della conoscenza e la sua diffusione (anche nel senso di condivisione democratica) è maggiore del contributo produttivo e del lavoro per costruire e far funzionare le macchine che producono. È lo spostamento dal potere della merce al potere della conoscenza. Qui le informazioni sono condivise in una sorta di “mente sociale” che partecipa al sapere collettivo a beneficio di tutti i suoi componenti. Tale visione ha anticipato quell’economia dell’informazione e della condivisione oggi così attuale ma che non si è (ancora) sostituita all’economia di mercato capitalistico. Non ancora, ma ci sta provando: nel cambiamento attuale la produzione di oggetti di consumo effettuata tramite reti gratuite, condivise e indipendenti da un’autorità centrale non è altro che un primo passo verso il futuro più immediato. Questo processo di cambiamento in atto dovrà necessariamente coinvolgere consumatori, produttori, mercato e istituzioni come già ha cominciato a fare. La partecipazione dei consumatori/cittadini alla creazione o alla ri-creazione di beni e servizi dovrà però passare per una connessione istruita, educata, per una condivisione appunto responsabile e per una cultura morale dello scambio.

 

GW Senza la privacy un Paese non può considerarsi libero. Che ruolo hanno le nuove tecnologie per quanto riguarda la privacy?

 

MB Mi perdonerà, ma anche qui torno ad un passo presente nel mio ultimo lavoro (pp.158-159). Oggi la trasformazione psicosociale nella quale ci troviamo ha portato al centro del nostro modo di percepirci e di vivere la realtà sociale in cui siamo immersi un’individualismo e un egotismo quali esiti di un percorso storico di lontana origine e dai molti tratti. Il primo di questi è il suo carattere di ambiguità. All’interno di una quotidianità disseminata di reti, relazioni, comunicazioni condivise, collaborazioni e contatti sociali l’individualismo appare come una forza più o meno sotterranea in cui si dissolvono i sistemi relazionali tra le persone. Dove si esaltano le conquiste dell’economia. E dove si rende ancor più difficile ogni tentativo di cambiamento. Proprio all’interno dell’individualismo stesso c’è la sua illusione autoprotettiva: ecco la privacy! Individualizzazione, spersonalizzazione e perdita di contatto con la propria identità sociale lasciano ben presto spazio – come stanno facendo – alla possibilità di sostituire quest’ultima con identità fittizie, con travestimenti attraverso cui fingere ruoli, stati e voci nell’interazione mediata e anonima. E attraverso cui difendersi attaccando, dall’alto della propria rocca isolata, attraverso continui atti di aggressività e conflittualità interne alla propria comunità. Questi confusi giochi di ruolo agiscono infatti a confine tra la vita vissuta off line e quella on line, tra i comportamenti agiti nella sfera intima e personale e quelli pubblici e professionali. O meglio: nel passaggio tra l’intimité e l’attuale extimité, come dice Serge Tisseron. Da qui il recupero, spesso falsato o falsante, di una garanzia riposta nell’isolamento a fronte di una spinta alla socializzazione vissuta come minacciosa. In una ritrovata e nuovamente non risolta ambiguità della relazione di fiducia/sfiducia.

 

GW Il recente caso di Cambridge Analytica è l’esempio di come le forze politiche possano sorvegliare e veicolare il popolo. Tutto questo può turbare i più assidui frequentatori del web, come coloro che usano spesso i social network. Crede che questo possa cambiare il modo in cui fruiscono dei social, dal computer o dal telefono?

 

MB No. In un flusso in cui gli attori principali sono costantemente private della consapevolezza (o meglio degli strumenti più adatti a costruire tale consapevolezza: l’educazione primo strumento tra tutti gli altri) il cambiamento non lo vedo affatto possibile. Quale tipo di consapevolezza c’è oggi, dopo che tutti i principali protagonisti delle nostre quotidianità mediate (FB, Google, TT, Instagram, Wapp, Amazon…) annunciano modifiche della gestione delle proprie politiche di gestione della privacy (sic) rispetto al cosa ogni consumatore consegna di privato e di intimo alla rete?

 

GW In conclusione, le nuove tecnologie rappresentano una risorsa per lo sviluppo di una consapevolezza più profonda e una riflessione riguardo l’importanza della democrazia?

 

MB Anche qui ho più domande che risposte. La creazione e la partecipazione del sapere attraverso il Web per mano e intelletto di quei prosumer che nella Rete condividono il luogo dove è depositato il sapere di ogni cosa, la memoria personale di ciascuno, le conoscenze facilmente ricuperabili, la sicurezza della quotidiana disponibilità delle informazioni. Tale condivisione del sapere quanto è critica e quanto accettata in quanto dogma del XXI secolo? Quanto è messa in discussione e quanto indiscussa perché senza occasione di confronto vivo e articolato? Il sapere inteso come tutto ciò che è conosciuto attraverso l’esperienza, l’informazione e le relazioni interpersonali; il sapere che distingue un individuo da un altro; il sapere come guida delle scelte di ciascuno. Questo sapere, se si fa occasione di confronto e di verifica continua in quanto fonte d’informazione e strumento di partecipazione può contribuire a rendere gli individui più responsabili e consapevoli nel modo di vivere la realtà. Oggi le nuove tecnologie non rappresentano solo uno s trumento capace di facilitare la creazione del sapere e la sua democratica diffusione, come dicevo all’inizio. Sono un fine che guida i comportamenti dell’uomo. E comportamenti simili non solo si dimostrano insufficienti per maturare la consapevolezza collettiva e l’informazione oggettiva e condivisibile ma sarebbero necessari per migliorare e ampliare le modalità di relazione interpersonale e, di conseguenza, di migliorare il mondo in cui viviamo. Se i Social Network sono oggi avamposto del sapere, allora per me – al momento attuale – rappresentano una rete sociale del sapere da contare non una conoscenza reale su cui contare! Il tempo di elaborazione cui i computer hanno abituato gli utenti ha superato le capacità di elaborazione della mente degli stessi, determinando una distorsione nella percezione della realtà: la maggior parte dei comportamenti d’oggi si esaurisce nel tempo e nello spazio di pochi “clic” a scapito criticità, approfondimento e verifica della realtà. Oppure no? Me lo direte voi alla fine delle vostre indagini.

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