<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>mitologia | Massimo Bustreo</title>
	<atom:link href="https://www.massimobustreo.it/category/mitologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.massimobustreo.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Dec 2025 20:53:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.9.13</generator>

<image>
	<url>https://www.massimobustreo.it/wp-content/uploads/2018/10/cropped-Senza-titolo-1-32x32.png</url>
	<title>mitologia | Massimo Bustreo</title>
	<link>https://www.massimobustreo.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Qual è la pietra che sostiene il ponte?</title>
		<link>https://www.massimobustreo.it/qual-e-la-pietra-che-sostiene-il-ponte/</link>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 10:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Bustreo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[nuova modernità]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni interpersonali]]></category>
		<category><![CDATA[scelte]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[behavioral economic]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[consumer behavior]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[soldi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.massimobustreo.it/?p=1224</guid>
		<description><![CDATA[<p>Cosa sostiene la relazione tra persone che fanno parte di un gruppo? Uno spazio in cui scoprire nuove prospettive e connessioni, aprendo la strada a nuove opportunità di crescita e comprensione. Un luogo tensivo che offre quanto serve per la trasformazione personale. Esperienza essenziale nella nostra ricerca di significato e realizzazione sociale e comunitaria.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it/qual-e-la-pietra-che-sostiene-il-ponte/">Qual è la pietra che sostiene il ponte?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it">Massimo Bustreo</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_0 et_section_regular">
				
				
				
				
					<div class="et_pb_row et_pb_row_0">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_0    et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_0 et_pb_bg_layout_light  et_pb_text_align_left">
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
					<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma</p></blockquote>
<p>d’altra parte, da qualche altra parte, è pur sempre una questione di <strong>fiducia</strong>. Non credete anche voi? Fiducia e credito. Due dimensioni intimamente intrecciate nelle <strong>relazioni umane</strong> in cui credere. Relazioni complesse, queste. In un mondo caratterizzato da informazioni in continua evoluzione, la fiducia diventa un <strong>atto di equilibrio</strong> delicato. E la credenza un passo pesante che richiede <strong>attenzione</strong>. Qui lo scetticismo dell’interlocutore ci ricorda il nutrimento della fiducia: le relazioni si costruiscono su di un patto fiduciario reciproco e si nutrono di quel sano discernimento che sta alla base della <strong>diffidenza</strong>, se</p>
<blockquote><p>certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore.</p></blockquote>
<p>Eccola, la fiducia come <strong>processo dinamico</strong>. Ben più complesso del compito del riferire dimesso. Ben più audace del ricognitore che procede per sommi capi. Eccola, la fiducia basata sulla valutazione continua delle <strong>informazioni</strong> e delle <strong>azioni</strong> degli altri. Quella che solo attraverso la comprensione profonda e la trasparenza reciproca può essere coltivata in modo autentico nelle interazioni umane. Perché ambasciator non porta pene ma porta <strong>prove</strong>.</p>
<blockquote><p>Nella vita degli imperatori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato,</p></blockquote>
<p>un momento che nasce di <strong>contrasto</strong>. Un momento in cui l’<strong>umiltà</strong> emerge come virtù essenziale. Questo momento segna una profonda riflessione sulla vulnerabilità umana e sulla transitorietà del <strong>potere</strong>. L’umiltà richiede un riconoscimento dell’infinitesimale dimensione dell’individuo di fronte all’immensità dell’universo. Davanti al quale nulla è l’ampiezza del <strong>proprio governo</strong>. Ma è un nulla che, accettato con umiltà, implica una <strong>connessione empatica</strong> con gli altri. Comprendendo che ognuno di noi è solo un piccolo ingranaggio di un meccanismo più grande. È attraversando l’umiltà, infatti, che i leader possono scoprire la <strong>saggezza</strong> più profonda, quella che sta nella capacità di apprendere dagli altri. Di <strong>ascoltare</strong>. E di riconoscere un’umanità condivisa, con cui ispirare attraverso l’esempio e la gentilezza e sostituirsi</p>
<blockquote><p>alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e comprenderli;</p></blockquote>
<p>perché anche al leader più saggio la comprensione totale è spesso fuori dalla propria portata. La <strong>complessità delle relazioni</strong> <strong>e nelle relazioni</strong> è densa di misteri, di domande senza risposta, di indizi ingannevoli. Accettare la nostra limitata comprensione del mondo può portare a una pace interiore. Rinunciare alla ricerca ossessiva della conoscenza assoluta può liberarci dal peso dell’<strong>incertezza</strong>. Accogliere il <strong>limite</strong> permette di abbracciare il mistero e apprezzare la bellezza dell’incomprensibile. E di godere del suo fascino che deriva non da una rinuncia vissuta come atto d’ignoranza, quanto piuttosto da una saggezza agita nel ritrovare contezza nei propri limiti e <strong>contentezza nell’imperfetto</strong>. Fino a poter assaporare</p>
<blockquote><p>un senso come di vuoto che ci prende una sera con l’odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri;</p></blockquote>
<p>chiedetelo a un musicista: cosa è il <strong>vuoto</strong> se non musica silenziosa tra due note? cosa è il <strong>silenzio</strong> se non una pausa, quiete in mezzo alla frenesia del mondo che urla? cosa è una<strong> pausa</strong> se non l’occasione per dare senso alle nostre emozioni e ai pensieri più profondi. E chiedete sempre allo stesso musicista: cosa può anche essere il vuoto se diverso da questo? Il <strong>luogo</strong> in cui evocare sentimenti di perdita e solitudine, di minaccia e paura, di disorientamento e perdita di centratura. Tuttavia, è proprio in questo spazio vuoto che dobbiamo scoprire nuove <strong>prospettive e connessioni</strong>, aprendo la strada a nuove opportunità di crescita e comprensione. Il vuoto che odora di fertile terreno per l’auto-riflessione e la <strong>trasformazione</strong> personale. Esperienza essenziale nella nostra ricerca di significato e realizzazione. Anche a rischio di provare</p>
<blockquote><p>una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull’altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate avanzanti in cambio di tributi annuali in metalli preziosi, pelli conciate e gusci di testuggine:</p></blockquote>
<p>c’è forse leader che non abbia mai provato una vertigine che minasse la propria <strong>percezione</strong> del mondo? Le fondamenta delle proprie conquiste? La propria stabilità? È la complessità del tutto che mostra la fragilità delle scrostate ambizioni umane. Ossessioni di grandezza e di <strong>controllo</strong>. Un’umanità relazionale che si tende tra <strong>debito e credito</strong>, fin che</p>
<blockquote><p>è il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.</p></blockquote>
<p>Il tutto è di più della somma delle singole parti. Il tutto è un <strong>sistema complesso</strong>, un intreccio di entità minime, <strong>differenti e originali</strong>, che interagiscono fra loro. È necessario analizzarlo come sistema. Analizzarne la forma complessa e complessiva. Spesso celata.</p>
<blockquote><p>Solo nei resoconti Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti.</p></blockquote>
<p>Con un obiettivo: prendere <strong>consapevolezza</strong>. Di cosa? Dell’effetto che tali interazioni hanno fra di esse e che va ben al di là delle caratteristiche dei singoli elementi. Come? Concentrandosi sulla <strong>contrapposizione</strong> che genera significato. Sulle caratteristiche che derivano dalla <strong>relazione</strong> granulare tra i membri di una <strong>comunità</strong>. Perché?</p>
<blockquote><p>Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.<br />
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.<br />
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra − risponde Marco, − ma dalla linea dell’arco che esse formano.<br />
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa.<br />
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Nota: questo articolo è un personale e affettuoso omaggio a <em>Le città invisibili</em> (1972) di Italo Calvino ed è uscito nella rubrica <em>Creattivamente</em> di <a href="https://www.touchpoint.news/tag/magazine/">TouchPoint Magazine</a>, nr. 9, 2023 (pp. 10-11).</span></p>
				</div>
			</div> <!-- .et_pb_text -->
			</div> <!-- .et_pb_column -->
				
				
			</div> <!-- .et_pb_row -->
				
				
			</div> <!-- .et_pb_section -->
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it/qual-e-la-pietra-che-sostiene-il-ponte/">Qual è la pietra che sostiene il ponte?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it">Massimo Bustreo</a>.</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;invenzione del Tempo</title>
		<link>https://www.massimobustreo.it/linvenzione-del-tempo/</link>
		<comments>https://www.massimobustreo.it/linvenzione-del-tempo/#respond</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 21:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Bustreo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[bias]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[problem setting]]></category>
		<category><![CDATA[scelte]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento del consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[decision making]]></category>
		<category><![CDATA[decisioni]]></category>
		<category><![CDATA[euristiche]]></category>
		<category><![CDATA[mitopsicologia]]></category>
		<category><![CDATA[problem solving]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.massimobustreo.it/?p=890</guid>
		<description><![CDATA[<p>Come si può uscire dagli ingranaggi cronometrici che fin dal linguaggio del nostro tempo tengono il giogo delle azioni possibili? «Non ho tempo... appena ho un attimo... recuperando il ritardo... devo finire in tempo...». Nella quotidiana lotta contro Caos ognuno di noi sublima l’arte del controllo illusorio dell'indaffarato Cronos. Come se l’orologio fosse regolato da qualcun altro.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it/linvenzione-del-tempo/">L&#8217;invenzione del Tempo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it">Massimo Bustreo</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella quotidiana lotta contro <strong>Caos</strong> ognuno di noi sublima l’arte del controllo illusorio dell&#8217;indaffarato <strong>Cronos</strong>. Il tempo che divora tutte le cose che egli stesso ha creato. Tempo contaminato, spesso rassegnato al ritmo della propria vita e a quello del proprio lavoro. Inerme e sconfitto. Come se l’<strong>orologio</strong> fosse regolato da qualcun altro.</p>
<blockquote><p>Come si può uscire dagli ingranaggi cronometrici che fin dal linguaggio del nostro tempo – «non ho tempo&#8230; appena ho un attimo&#8230; recuperando il ritardo&#8230; devo finire in tempo&#8230;» – tengono il giogo delle azioni possibili?</p></blockquote>
<h4><strong><em>Il mito di Caos e Crono</em></strong></h4>
<p>In principio era il Regno di Caos. Un disordine universale della materia. Una forma informe, indefinita e indefinibile. Un brodo indescrivibile che racchiudeva cielo, mare e terra. Ma non durò molto.<br />
Da <strong>Caos</strong> nacquero le tenebre (<strong>Erebo</strong>), la <strong>Notte</strong> buia e misteriosa che portava agli uomini buoni consigli e donava il riposo, le tre sorelle fatali (<strong>Mòire</strong>), la <strong>Discordia</strong>, la <strong>Vecchiaia</strong>. E il <strong>Destino</strong> (o Fato), una divinità generatrice di scenari favorevoli quanto ostili. Potentissima e inesorabile, a cui tutte le divinità erano sottomesse. L’ordine del Fato era inevitabile e nulla e nessuno poteva cambiare le sue disposizioni.</p>
<p>Solo più tardi nacquero divinità più clementi: la <strong>Concordia,</strong> l’<strong>Eros</strong>, il <strong>Giorno</strong>. E finalmente nacque <strong>Gea</strong>, la Terra, madre e principio di vita. Genitrice degli uomini e della stirpe divina. Fu così che dal Caos nacque l’ordine. Gea generò <strong>Urano</strong>, il Cielo, con cui si unì e che feconderà la Terra con una pioggia prolifica. Dall’unione di Urano con Gea nacquero i dodici <strong>Titani</strong>, tra cui <strong>Crono</strong> (per i latini Saturno), i tre <strong>Ecatonchiri</strong> (o Centimani) e i tre <strong>Ciclopi</strong>.</p>
<h4><strong><em>Il regno di Urano<br />
</em></strong></h4>
<p>Gea e Urano governavano l’Universo. Urano viveva però nel disgusto provocatogli dall’aspetto mostruoso dei suoi figli. Era ossessionato dall’idea che potessero privarlo un giorno del dominio dell’Universo. Per tale ragione li fece sprofondare al centro della Terra.</p>
<p>Gea decise di reagire. All&#8217;insaputa di Urano, costruì una falce con del ferro estratto dalle sue proprie viscere. Il più giovane dei suoi figli, il titano <strong>Crono</strong>, osò seguire il consiglio della madre. E, armato, si nascose nella Terra e attese l’arrivo del padre. Era infatti abitudine di Urano discendere la notte dal cielo per abbracciare la sua sposa nell’oscurità. Non appena Urano si stese sopra Gea, Crono comparve e con una mano immobilizzò il padre mentre con l’altra lo evirava con il falcetto.</p>
<p>Il sangue che sgorgava copioso dalla ferita fecondò <strong>Gea</strong>, dalla quale nacquero le <strong>Erinni</strong> (divinità infernali), le <strong>Meliadi</strong> (ninfe dei Frassini e protettrici delle greggi) e i <strong>Giganti</strong> (creature gigantesche dalla forza spaventosa, simbolo della forza bruta e della violenza sconvolgente della natura quali i terremoti e gli uragani). Dalla spuma delle onde creata dai genitali di Urano che cadevano nel mare, si generò <strong>Afrodite,</strong> la dea dell’amore. Urano ferito, riuscì a scappare lontano e da allora mai più si avvicinò alla Terra, sua sposa. Crono riuscì a impossessarsi del trono e a regnare sul Creato, dando inizio al Regno di Crono.</p>
<h4><strong><em>Il regno di Crono<br />
</em></strong></h4>
<p>Crono scelse come sposa <strong>Rea</strong> (Cibele), sua sorella, chiamata Madre degli dèi o la Grande Madre. Con Rea, Crono ebbe numerosi figli tra cui <strong>Poseidone</strong>, <strong>Ade</strong>, <strong>Zeus</strong>. Sotto il regno di Crono la terra conobbe l’Età dell’oro. Ma la sua tranquillità fu minata da un triste vaticinio: gli fu infatti predetto che il suo regno avrebbe avuto fine per mano di uno dei suoi figli. Terrorizzato, per tentare di ingannare il destino e non potendo ucciderli in quanto divinità immortali iniziò a divorare la sua stirpe non appena alla luce, tenendola così prigioniera nelle sue viscere.</p>
<p>Crono – più tardi assimilato con <strong>Chronos</strong>, il <strong>Tempo</strong> – fu il mito che spiegava i cicli dell&#8217;anno agricolo e gli aspetti connessi alla fecondità e alla successione del regno, finendo solo in un secondo momento ad assumere il nuovo significato del<em> tempo che divora tutte le cose che egli stesso ha creato</em>. Il suo culto ebbe per centro Olimpia: le feste in suo onore, le Cronie, si celebravano in Atene d’estate.</p>
<blockquote><p>Secondo la <strong>mitopsicologia</strong>, Crono è l’archetipo dell’istanza maschile che chiede senza donare, che domanda costantemente senza offrire nulla di sé, un predatore in ricerca perenne.</p></blockquote>
<p><strong>Rea</strong>, disperata, subito dopo la nascita del suo ultimogenito <strong>Zeus</strong> che partorì a <strong>Creta</strong> dove si era rifugiata, si recò da <strong>Crono</strong>. Anziché presentargli il figlio, gli consegnò una pietra avvolta nelle fasce. Crono la ingoiò, senza sospettare nulla.<br />
Nel frattempo il piccolo Zeus era stato portato in una caverna del monte <strong>Ida</strong> (nell&#8217;isola di Creta) e affidato alle cure delle ninfe <strong>Melissa</strong> (Ida) e <strong>Adrastea</strong>. E allattato dalla capra della ninfa <strong>Amaltea</strong>. Una capra che era l&#8217;orgoglio del suo popolo per le superbe corna ricurve all&#8217;indietro e per le mammelle ricche di latte, degne di allattare il grande Zeus.</p>
<p>Un giorno la capra si spezzò un corno urtando contro un albero perdendo metà della sua bellezza. Il corno fu raccolto da Amaltea che lo ricolmò di frutta ed erbe e lo donò a <strong>Zeus</strong>, il quale lo benedì (la <strong>cornucopia</strong>). Anche l’ape <strong>Panacride</strong> nutriva Zeus dandogli il miele e un&#8217;aquila gli portava ogni giorno il nettare dell&#8217;immortalità. I suoi pianti erano coperti dai <strong>Cureti</strong> che battevano il ferro per impedire ad alcuno di sentire i suoi vagiti.</p>
<div class="page" title="Page 4">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h4><strong><em>La guerra dei Titani e l&#8217;esilio del tempo<br />
</em></strong></h4>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Zeus, quando fu grande a sufficienza, salì in cielo. E con l’inganno fece bere a <strong>Crono</strong> una speciale bevande emetica preparata da <strong>Metis</strong>. Questa gli fece vomitare i figli che aveva divorato in precedenza. E insieme agli stessi dichiarò guerra al padre. Ebbe così inizio una lunga guerra che durò dieci anni e che vide da una parte <strong>Crono</strong>, al cui fianco si schierarono i Titani, e dall&#8217;altra <strong>Zeus</strong>, al cui fianco c&#8217;erano tutti i suoi fratelli.</p>
<p>La terra era devastata dai <strong>Titani</strong>. Con la loro forza cambiavano i contorni del mondo, distruggendo montagne scagliandole nell&#8217;<strong>Olimpo</strong>, il monte più alto della Grecia, dove Zeus e i suoi fratelli avevano stabilito il proprio regno. La guerra durò dieci anni e sarebbe andata avanti ancora per parecchio tempo se Gea non fosse intervenuta per consigliare a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere un’alleanza con loro. I <strong>Ciclopi</strong>, per ripagare Zeus di avergli reso la libertà, fabbricarono per lui le armi che sarebbero entrate nella leggenda e con le quali avrebbe retto il suo regno dalla cima dell&#8217;Olimpo: le folgori.</p>
<div class="page" title="Page 4">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Zeus liberò anche gli <strong>Ecatonchiri</strong>, che con le loro cento braccia iniziarono a scagliare una quantità infinita di massi contro gli alleati di <strong>Crono</strong>. Questi, assieme alle folgori scagliate da Zeus, decretarono la vittoria finale. Terminava così il <strong>regno di Crono</strong>, secondo sovrano della divina famiglia.E aveva inizio quella di <strong>Zeus</strong>, terzo sovrano e suo figlio.</p>
<blockquote><p>Sulla sorte che <strong>Zeus</strong> fece fare al padre <strong>Crono</strong> ci sono diverse ipotesi. Secondo alcune versioni di interpretazioni orfiche, Crono divenne il sovrano di un mondo fantastico al di là della terra abitate: le <strong>isole dei Beati</strong>, ai confini del mondo. Secondi altri, fu condotto a <strong>Tule</strong> e sprofondato in un magico sonno. Secondo altri ancora, fu incatenato nelle più profonde viscere della terra.</p></blockquote>
<h4><strong><em>Cosa c&#8217;è al di là del regno di Crono?</em></strong></h4>
<p>«Che cos&#8217;è insomma il tempo?<br />
Lo so finché nessuno me lo chiede.<br />
Non lo so più, se volessi spiegarlo a chi me lo chiede»<br />
(Sant’Agostino, <em>Confessioni</em>, 11, 15, 18)</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it/linvenzione-del-tempo/">L&#8217;invenzione del Tempo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.massimobustreo.it">Massimo Bustreo</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimobustreo.it/linvenzione-del-tempo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
